mercoledì 3 gennaio 2007

3000.

Un numero. Un semplice numero, ma che esprime una quantità abbastanza grande da risultare a volte difficilmente commensurabile, specie se si parla di vite. Il numero dei militari americani morti in Iraq è giunto pochi giorni fa a 3000. Un numero molto alto, un mare di persone e un oceano di famiglie che sono state gettate nella mischia con il pretesto di riportare la democrazia in un paese che della democrazia forse non ne aveva mai avuto la concezione per una serie di cause non imputabili al popolo stesso. Proprio la tanto decantata democrazia in Iraq si è smaterializzata in questi giorni in cui Saddam Hussein è andato alla forca, simbolo di giustizia sommaria e totale, senza attenuanti, senza dare al condannato un minimo di dignità tipica delle democrazie che si intendono esportare.
Saddam Hussein è andato alla morte rifiutando di farsi coprire il volto, come ultimo gesto di sfida probabilmente verso la moltitudine dei suoi detrattori e verso il mondo occidentale, noi, che con il pretesto delle armi di distruzione di massa (poi mai trovate) ci facciamo convincere che una guerra possa essere giusta, senza fermarci un attimo a pensare che l'Iraq è un'enorme petroliera che fa gola a molti. Se il petrolio non fosse stata la causa principale del conflitto ora probabilmente in Iraq ci sarebbe già un abbozzo di democrazia e di stato, ma purtroppo ancora una volta gli interessi economici hanno in modo sadico e vergognoso usato delle motivazioni di copertura (Saddam Hussein e la sua terribile dittatura e le armi di distruzione di massa) per occultare la fame di denaro e di materia prima per l'economia occidentale...il petrolio. E purtroppo ancora una volta la possibilità di cambiare rotta e dare la possibilità di vivere più degnamente a persone meno fortunate è andata sprecata, questa volta in modo vergognoso.

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