venerdì 22 dicembre 2006

Avere 20 anni, e morire a 20 anni.

Post triste, post postumo questo, perchè arriva in ritardo rispetto agli avvenimenti di cui si parla. Purtroppo la morte arriva anche a 20 anni, a solo 20 anni, e rattrista pensare che è arrivata a fare visita a chi ha sempre cercato di vivere in corsia di sorpasso. Faccenda triste, molto triste, un giorno scopri che un tuo compagno di squadra sparisce dalla circolazione, non lo si vede più in palestra, in paese, al lavoro. Le voci si rincorrono, si sovrappongono, chi veramente sa non vuole dire, non vuole parlarne, non vuole convincersi che anche a 20 anni può arrivare il nostro momento. Che a soli 20 anni una malattia dannatamente incurabile può sradicarti dalla vita, lentamente, esaurendoti fino a ucciderti. In una manciata di mesi ti annienta. Questa malattia è il tumore, chiamato cancro da chi desidera essere più gentile con una malattia che invece al contrario è perfida. Una malattia che alcuni giorni fa si è portata via un mio ex compagno di squadra, un mio ex "sostituto", una persona che non abbiamo mai compreso completamente ma che non abbiamo mai smesso di cercare di capire. Prima dell'ultima giornata di campionato le partite di tutti i campionati della zona hanno osservato un minuto di silenzio a sua memoria, noi anche, un minuto di selenzio per lui, un minuto che mi ha fatto pensare a quanto siamo superficiali in ogni minuto della nostra vita, un minuto di interminabile silenzio in cui lo immagini mentre saltava in campo, con tutta la rabbia con la quale aggrediva ogni pallone che l'alzatore consegnava nelle sue mani, la cattiveria con la quale affrontava il pallone e la vita stessa, la voglia di andare fino in fondo a tutto ciò che la vita gli proponeva, la voglia di essere sempre tra i primi, di poter dire c'ero anch'io, meriterò di essermi ritagliato un posto nei ricordi, nella vostra mente. Non scorderò mai la voglia di fare che trasmetteva a tutti, sembrava come provare di trasferire a tutti noi la sua straripante voglia di partecipare per poter dare il suo contributo.
Ogni volta che scorro la rubrica del mio telefono trovo il suo numero, credo non lo cancellerò mai, non ne avrei il coraggio, vorrebbe dire ammettere di averlo perso per sempre e di essere impotenti davanti a tutto ciò, davanti alla morte. Stupide convinzioni alle quali ci aggrappiamo. Insufficienti anch'esse al cospetto della morte, così sconosciuta fino a quando non ci passa vicino nel corso della vita, sempre più vicino con il passare degli anni.
Anche adesso mentre scrivo non riesco a non sentire una voglia di piangere che mi viene da dentro, qualche lacrima sta scendendo e non me ne vergogno.
Ciao Alberto.



1 commento:

Anonimo ha detto...

leggo ora. appoggio per sempre. un abbraccio!

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